Start-up innovative, caratteristiche e numeri

Cos’è una start-up innovativa? Un’azienda «giovane, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita», che rappresenta «uno dei punti chiave della politica industriale italiana». Lo dice il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ricordando che il settore è regolato da una legge introdotta nel 2012 (D.L.179/2012, link), potenziata da un decreto legge del 2020 (cosiddetto “Decreto Rilancio”).

Per essere riconosciuta come start-up innovativa, un’azienda deve avere alcune caratteristiche fondamentali. A partire dalla necessità di investire in ricerca e sviluppo almeno il 15% «del maggiore valore tra costo e valore totale della produzione».  

In alternativa (o in aggiunta) l’azienda deve impiegare personale altamente qualificato: almeno un terzo deve essere dottore di ricerca o dottorando, e due terzi con laurea magistrale. Ma basta anche che la start-up sia titolare di un software registrato o depositaria di un brevetto.

Le condizioni base? Deve essere un’impresa nuova, o comunque con meno di cinque anni di attività, un fatturato inferiore ai 5 milioni annui e residenza in Italia, o perlomeno con una filiale o una sede produttiva in territorio italiano. L’azienda non deve essere quotata e deve avere come oggetto sociale prevalente «lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o un servizio ad alto contenuto tecnologico».

I vantaggi, che durano per un massimo di cinque anni, sono davvero importanti. Ci sono incentivi fiscali e finanziamenti agevolati, accesso gratuito al Fondo di Garanzia per le PMI, disciplina del lavoro flessibile, deroghe alla disciplina societaria ordinaria e molto altro ancora. L’emergenza Covid ha anche introdotto contributi a fondo perduto, crediti d’imposta in ricerca e sviluppo, e ulteriori incentivi.

I numeri parlano di 14.264 start-up innovative, in Italia, nel 2022. Il tasso di crescita, tra il 2020 e il 2022, è stato del 28,8%. La maggior parte, addirittura il 27,6%, risiede in Lombardia. E nel 38,5% dei casi si tratta di aziende attive nei servizi di informazione e comunicazione, software e consulenza. Sono 21.056 le persone impiegate, con un valore della produzione che si aggira intorno all’1,6 miliardi. 

Poi, oltre alle leggi e ai numeri, c’è la realtà quotidiana, fatta di organizzazione, strategia e creatività. Ci sono la “scalabilità” e la “replicabilità” del modello di business, di cui parlava Steve Blank, imprenditore della Silicon Valley, nella sua definizione classica. 

La start-up innovativa investe in ricerca scientifica e in professionalità particolarmente capaci, alla ricerca di un prodotto o servizio in grado di cambiare il mercato, in un modo o nell’altro, su piccola o su larga scala. 

Dopo di che serve un lavoro costante di aggiornamento e miglioramento. Sta qui la differenza tra le realtà fondate su una scommessa, destinate a scomparire in fretta, e quelle che guardano a obiettivi di medio e lungo termine, per poi evolvere in PMI innovative, costruendo un team che non finisce mai di formarsi e rinnovarsi.

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